Corrado lavora per una ditta di facchinaggio e pulizie e fa un po’ di tutto in giro per la città.
Un giorno Mick, il suo capo, gli chiede se ha voglia di fare qualche consegna per un importante corriere della zona.
Corrado, che non sa neanche cosa sia un corriere, accetta.
Proprio in quei giorni, una sera in un locale, Corrado rivede dopo tanto tempo una ragazza dai bei capelli corvini e i due decidono di uscire una prima volta.
Comincia così un’intensa e tormentata storia d’amore, di cui diventano sofferta cronaca gli sms che Corrado scrive all’amata durante le sue faticose giornate, prigioniero della fretta e della cabina di un vecchio furgone, che in un crescendo di vertigine si concluderà nello schianto fatale.
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I primi improperi si udivano proprio al momento di aprire la carpetta, quando veniva svelato, con buona approssimazione, il destino della giornata.
Ciascuno contava e ricontava i bollettini, corrispondenti al numero di consegne da effettuare, e c’era subito chi si dichiarava miracolato e chi, al contrario, si giurava condannato dalla sfortuna – o peggio da una grave ingiustizia – ad un’altra giornata nera che l’attendeva.
Ma quell’istante di sorpresa – era innegabile – con le sue più varie conseguenze, aveva un fascino irresistibile, ed era in effetti uno degli appuntamenti più attesi e divertenti in assoluto.
A quel punto, tra i colleghi, cominciavano gli scherzi e i dileggi, ma va detto, o forse ripetuto, che le sorti della giornata, quantomai imprevedibili, erano ben lungi dall’essere determinate una volta per tutte.
Chi poteva credersi spacciato aveva più di una speranza, e chi invece guardava con favore alla propria stella, quel giorno affatto benevolente, aveva altrettanti buoni motivi per non escludere più di un inquietudine.
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E’ stato un vero piacere e una grande soddisfazione ricevere un premio all’edizione di un concorso – l’unico a cui ho partecipato quest’anno – della quale il presidente della giuria, il poeta Arturo Bertoni, nel discorso inaugurale ha rilevato il crescente numero di partecipanti (oltre trecentocinquanta) e lodato l’alta qualità dei testi pervenuti, a partire dall’assoluto prestigio dei nomi che hanno firmato le prefazioni di alcuni volumi – Alda Merini e Alessandro Quasimodo (figlio del Nobel siciliano per la letteratura) sopra tutti -, mentre il pensiero andava immediatamente – nel mio caso – ai preziosi contributi degli amici Marco Meneghelli e Giuseppe Armani, rispettivamente prefatore e postfatore del mio libro.
La sezione che mi riguardava – libro edito – ha visto vincitrice la poetessa Luciana Gatti di Minerbe (VR), già insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti culturali nel 2007 dal Presidente Giorgio Napolitano, con una prefazione della nostra unanimemente riconosciuta poetessa nazionale Alda Merini.
Conclusasi la manifestazione, mentre mi congratulavo con lei per i bei versi magistralmente recitati dalle attrici del premio, mi volle omaggiare del suo libro, favore che prontamente ricambiai – dopo una breve e agile corsetta – con una copia del mio.
In effetti tenevo particolarmente a questo concorso.
Scrivo per passione, per diletto.
Per necessità anche.
Ma dal momento che pubblico un libro, una raccolta di poesie, non credo abbia un senso andare a proporlo in primo luogo a una poetica tenzone di Canicattì.
Sono un paesano di Lusurasco, fiorenzuolano d’adozione e piacentino orgoglioso.
La mia città è Piacenza, dunque.
E i concorsi a cui ho preso parte fanno direttamente riferimento alla terra in cui sono nato: il 20° Concorso di Poesia Valtidoncello di Pecorara (PC) 2008, per “poeti dilettanti” (finalista), il Concorso di Poesia Inedita Tapirulan 2008 di Cremona (che mi ha gratificato con un silenzio tombale) e quindi il Violetta di Soragna di Parma.
Ci tenevo in modo particolare perchè “Passando, per la strada…” è una raccolta di poesie dedicata interamente alla natura, e quindi un omaggio alle mie origini contadine (la dedica è per i miei nonni, il primo agricoltore-soldato e il secondo muratore-minatore), ai campi in cui sono cresciuto insieme ai miei amici e nei quali si è dispersa la mia giovinezza.
Riflette inoltre un periodo della mia vita in cui il lavoro mi portava a viaggiare per le province di Parma, Reggio Emilia e Mantova, per cui molte poesie furono scritte – o almeno concepite – su un’auto aziendale proprio attraversando quelle familiari geografie, teatro di una civiltà rurale che appare – purtroppo – prossima al definitivo declino.
Infine, felice coincidenza, le fotografie che appaiono nel libro, e in particolare il “Cristo arborescente” che campeggia sulla quarta di copertina, fu scattata proprio in quel di Soragna.
La campagna di Busseto, la “bassa parmense”, è ricca di queste “sculture vegetali”, di queste affascinanti e sorprendenti “moderne installazioni” della natura, per cui è relativamente facile imbattersi in un palo della luce sommerso dalla rigogliosa crescita di un’edera che avviluppandolo completamente gli conferisce suggestive sembianze antropomorfe, ma è solo a Soragna riuscii a trovare, sgombro di case e di tetti, libero cioè da elementi “estranei”, il mio soggetto ideale.
E’ stata una bella giornata da ricordare insieme, e sono contento.
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